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Tecniche per neutralizzare l’ansia da prestazione

di: Francesco PattarelloFRANCESCO PATTARELLO

 

 

Tutti gli sportivi fanno errori quando giocano.

Gli errori di gioco che hai fatto nell’ultima partita o nelle ultime partite fanno parte del tuo passato.

E’ una realtà oggettiva che nessuno può cambiare.

Purtroppo l’impatto emotivo di quegli errori passati può influire sulla tua prestazione attuale e futura secondo dei meccanismi inconsci di cui spesso non sei consapevole. Non è detto che le cose debbano andare necessariamente così, ma accade spesso. E spesso proprio quando non dovrebbe accadere.

Questo può portare a reiterare un certo tipo di errore e andare ad alimentare l’ansia da prestazione.

Anche i campioni commettono errori, ma ne commettono molti di meno: questo perché hanno acquisito l’abilità di giocare il colpo successivo o l’azione successiva come se fosse la prima, senza farsi influenzare dall’errore precedentemente commesso. Insomma, commesso l’errore, il campione si riprende molto più velocemente.

Saggezza e buonsenso tradizionali porterebbero a dire: basta dimenticare l’errore e andare avanti.

Se chiedete a un giocatore di golf, o ad un qualunque altro sportivo, se questa strategia funziona, vi risponderà che dal punto di vista logico, la cosa ha un suo (buon)senso. Ma quando sei sul campo le cose vanno differentemente.

Se ti chiedo: riesci a ricordare gli errori peggiori e più imbarazzanti che hai fatto durante la tua carriera di giocatore?

Scommetto che la risposta è si.

E magari forse riesci anche a riderci sopra, adesso mentre sei qui seduto davanti al tuo computer, mentre leggi questo articolo.

Ma cosa accade se ci pensi mentre sei in campo, e magari stai per eseguire un’azione importante?

Probabilmente non avresti molta voglia di scherzarci su.

Anzi, quando sei in gioco, eviti di pensarci consciamente perché vuoi evitare di ripetere quell’ errore: e posso dirti che questa è un’esperienza normale e condivisa da milioni di sportivi.

Ormai quasi tutti sanno che il cervello non processa la negazione.

E’ famosa la prova dell’elefante rosa a pallini blu: se ti dico di NON pensare a un elefante rosa a pallini blu, in realtà il cervello prima lo deve immaginare e poi ci mette una croce sopra, oppure ti dici ‘Non devo pensarci!’ ‘Non devo pensarci!

Ma intanto lo hai pensato.

Quindi un giocatore che ha acquisito un buon livello di consapevolezza, in un’azione di gioco importante, non si sognerebbe mai di dirsi o di pensare ‘NON devo ripetere l’errore che ho fatto poco fa, o quella volta che ……’, perché sa bene che questo creerebbe l’ansia di sbagliare, producendo risultati mediocri.

A volte però questo non basta: anche se puoi non pensare consciamente agli errori del passato, questo non vuol dire che questi errori non possano avere effetto sulla tua prestazione.

Mi spiego meglio. Gli errori del passato, sotto forma di immagini, suoni, sensazioni e, sopratutto, emozioni, sono memorizzati nella tua mente, pronti per essere richiamati insieme a tutto il loro carico emotivo, quando meno te l’aspetti.

Spesso è sufficiente uno stimolo esterno (visivo, uditivo, cinestesico, olfattivo, etc.) per richiamare istantaneamente un’emozione (positiva o negativa) che è associata ad un evento del passato. Potrebbe essere qualcosa o qualcuno che vedi o ascolti. Potrebbe essere una specifica posizione del corpo che assumi in un certo momento. Potrebbe essere qualcosa con cui entri in contatto fisico. Le modalità sono molte e di diversi tipi.

Potrebbe anche essere uno stimolo interno, ovvero un pensiero riguardo a qualcosa o qualcuno  che innesca un’interferenza emotiva che ti limita (vedi articolo precedente dove parlo delle interferenze emotive).

E’ estremamente difficile controllare consciamente l’effetto di tutti gli stimoli che arrivano dal mondo esterno (o da nostro mondo interiore) e in certi sport come il tennis, il golf, la scherma, il tiro a segno, il calcio, il basket, questo effetto può essere devastante.

Tutta la nostra vita è disseminata di stimoli di questo tipo. Ovviamente ci sono gli stimoli che ci fanno stare bene (per esempio quando guardiamo i trofei delle nostre vittorie, per questo c’è chi li tiene esposti in una vetrina apposita).

Ma purtroppo ci sono anche gli stimoli che in qualche modo limitano la nostra capacità di rendere al meglio. E molto spesso si tratta di stimoli insidiosi proprio perché non ne siamo quasi mai consapevoli.

La buona notizia è che è possibile imparare a fare in modo che la nostra performance non risenta di queste insidie, compreso il ricordo di errori commessi nel passato.

L’Allenamento Mentale con tecniche di EFT e PNL può dare una grossa mano a disinnescare queste interferenze emotive, riducendo l’ansia da prestazione e lasciando così emergere le tue migliori risorse emotive e mentali proprio quando ti servono maggiormente.

Per chi è interessato ad approfondire, questo argomento è trattato nel Manuale di Allenamento Mentale per il Golf .

A presto
Francesco Pattarello
Allenatore mentale
www.sportmentale.it