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Bert Williamson

testatina

Mio padre Bert: un grande maestro, un grande uomo

di Dan Williamson

Bert Williamson non è stato un uomo ordinario, Bert è stato piuttosto un uomo “stra-ordinario”. Così lo racconta Mike Stevenson in un articolo apparso sul Golf World nell’aprile del 1974: <<Sa scrivere bene, sa suonare il violoncello, sa apprezzare la buona musica, sa pensare>>.

FOTO1Un <<superbo insegnante di golf>>, come traspare anche dalle parole di Marshall Bellow, suo allievo e poi presidente della Lega Golf di Leeds e del distretto, capitano del Golf di Moor Allerton: <<Bert Williamson ti  insegna per come sei, non con metodi idealizzati e certamente non cerca di proporti il golf che gioca lui. Mi è piaciuto avere lezioni da Bert così tanto che spesso ho preferito tirar palline in campo pratica e chiacchierare piuttosto che andare in campo a giocare. L’effetto che ha avuto su di me prima della Pro-Am Bowmeker nel 1970 è stato elettrizzante>>.

Stevenson racconta di <<una strana capacità camaleontica>>: <<Il suo comportamento cambia come pure l’accento a seconda del soggetto o della località, mentre sembra essere schivo nel parlare dei rapporti personali […]. Ha un vero senso dell’umorismo e un’intelligenza che lo ha spinto ad avere un largo specchio di interessi oltre al golf […]>>. Un “globe-trotter” che ama viaggiare, conoscere orizzonti inediti e sperimentare sempre nuove sfide: <<La sua teoria è che un uomo dà il meglio di se stesso in qualsiasi lavoro in un periodo di 3-5 anni ed è uno sbaglio restare di più>>.

<<Non è da tutti vedere un problema così chiaramente>> – scrive il giornalista del “Golf World”. <<Per molti uomini, pigrizia, sicurezza o abitudine sono i fattori che li tengono imprigionati ad un lavoro o a una località. Ma io spero sinceramente che sia chiaro da questo mio articolo che Bert Williamson non è un uomo ordinario>>.

Dal Golf World di Mike Stevenson, aprile 1974:

DIS1<<[…] Bert Williamson nato a Barwich-in-Elmet vicino Garforth nei dintorni di Leeds e, lasciata la scuola dopo aver conseguito la maturità con successo, divenne assistente del padre a 16 anni a Wollaton Park. Il ricordo dominante di questo periodo è la quantità di tempo passata a lavorare, la rivoluzione operaria non era stata ancora attuata e il giovane Bert puliva bastoni, lavorava dietro il banco del bar e come factotum generale. Mentre rievoca questo periodo c’è una traccia dell’accento del Nottinghamshire con le sue piatte vocali che si insinua tra l’accento americano.

“C’era un vecchio Editto dello sceriffo di Nottingham che proibiva il tiro all’arco ed il golf la domenica, così lavoravamo sei giorni la settimana, aprivamo alla mattina alle 8.30 e chiudevamo quando l’ultimo socio lasciava il Club. Mia madre non lo vedeva mai. Non era un bevitore anche se se lo sarebbe potuto permettere.

I bastoni costavano solo otto scellini, ma sia mio padre che Tom avevano un prospero commercio, quelli realizzati da mio padre erano esportati perfino in Giappone”. Il primo sapore di successo lo ebbe a 14 anni nel Campionato Nazionale Ragazzi quando, il più piccolo fra tutti, orgogliosamente arrivò nei quarti di finale.

Ogni ragazzo ha il diritto a sognare e Bert ricorda un vecchio calendario su cui aveva segnato ottimisticamente i progressi golfistici per giungere al culmine nel 1941 con la vittoria nell’Open Championship. Il golf di Bert si stava delineando con ottime prospettive fino al momento in cui guerra lo portò via e lo trattenne per sette anni lontano dai campi di golf. […]Psicologicamente il  ritorno come assistente del padre a Wollaton Park, dopo aver lasciato i gradi e le responsabilità di Maggiore della Royal Artillery, rappresentò uno shock, ma i bastoni dei soci avevano ancora bisogno di essere DIS2puliti e in quei giorni qualsiasi lavoro era meglio di niente. Durante l’Open del 1946, Bert Williamson suscitò scalpore giocando con gli scarponi militari e ne suscitò ancora di più guidando la classifica del primo giro, qualificandosi facilmente per poi lasciarsi sfuggire le chance nell’ultimo stadio. […] Assaporò una buona misura di successo in quel periodo, bussando alla porta di numerosi  campionati senza però sfondare completamente e vincendo nel 1948 il Campionato del Midlands.

I suoi piedi cominciavano già ad essere impazienti e poco dopo, armato di un’unica lettera di presentazione per un giornalista di Washington e con dieci sterline in tasca, partì come Dick Whittington alla volta dell’America. […] Ad un periodo in cui lavorò in una fabbrica di mobili seguì un periodo di lavori saltuari fino a che non ebbe la fortuna d’incontrare Paul Hahn, il quale dopo aver perso giocando contro di lui 300 dollari lo invitò a seguirlo.

Fu una vera fortuna che Bert vincesse quella partita per molte ragioni, una delle quali era che non possedeva affatto i 300 dollari della scommessa che gli erano stati prestati da un conoscente. Il primo compito con Paul Hahn fu d’impiantare il sistema di altoparlanti per uno degli spettacoli-clinics e Bert paragona questo ruolo a quello dei tanti accompagnatori che gravitavano intorno a Cassius Clay nei suoi spostamenti.

Dopo ogni spettacolo c’erano sempre degli ottimisti che sfidavano Paul, e Bert si unì a lui, ciò si rivelò divertente e remunerativo a tal punto che spesso raddoppiavano gli incassi. […] Al rientro in Inghilterra, dieci sterline più povero di quando era partito, la necessità impellente era di trovare lavoro, così Williamson accettò il posto di Head Pro al Golf dell’ Aia in Olanda, soggiornò per due anni, insegnando duramente più di quanto avesse pensato possibile fare, prima di sentire la smania di muoversi e tornare in Inghilterra come Head Pro al Kingswood Golf Club nel Surrey.

Vi restò sette anni, il periodo più lungo trascorso in un posto, avendo fino a quel momento passato più tempo all’estero che in Inghilterra. Fu certamente il prurito del settimo anno riguardo al golf che spinse Bert Williamson a spostarsi di nuovo, questa volta sul percorso dell’Olgiata dove si fermò per 5 anni preparando la squadra nazionale e trovando da Bernardini a Dassù una grande quantità di talenti. […] Con il ritorno a Moor Allerton Golf Club, prima che si trasferisse nella nuova imponente sede dove ora ci troviamo, egli divenne il professionista ufficiale della squadra Nazionale Norvegese e, se questa prima di allora non era mai riuscita a far meglio del 14° posto nei Campionati Europei a squadre, con lui conquistano il 3° posto dietro due squadre inglesi… testimonianza rimarchevole del suo grande talento d’insegnante. Come era prevedibile questo periodo non fu troppo lungo e Bert Williamson è recentemente partito per la Sardegna dove deve guidare e dirigere la costruzione di un campo da golf di proprietà della Società IS MOLAS>>.

La nostra storia, quattro generazioni, un’unica grande passione: il golf

FOTO2Bert Williamson decise di dedicare la propria esistenza al golf per la disinteressata ragione che il nonno, il padre e due zii erano tutti professionisti e non gli attraversò mai la mente di fare qualcosa di diverso. Il nonno era capostazione a Bulwell Common nel Nottinghamshire. Fondò il Notts Golf e la sua casa diventò la sede non ufficiale del Club. Lui ne divenne il maestro e i suoi tre figli ben presto passarono dal ruolo di caddie al professionismo. Il più grande dei tre, Tom, fu uno dei migliori giocatori della nazione, un magnifico golfista riconosciuto come tale. Quando il Notts Golf Club lasciò Bulwell e si trasferì a Holinwell, Tom vi insegnò immediatamente come primo professionista essendo stato ingaggiato all’incredibile età di 16 anni.  Nonostante egli rappresentasse l’Inghilterra in moltissimi incontri e ricevesse innumerevoli proposte allettanti in tutta Europa, rimase nel suo club seguendo le orme del padre di Bert Williamson, Ted. Questi, dopo un periodo nel ruolo di assistente di Tom a Holinwell, si spostò a Parkstone per affiancare l’altro fratello, Hugh, che esercitò la professione di Head Pro prima di muovere verso Zurigo dove lo colse una morte prematura.

Successivamente Ted andò a Garforth vicino Leeds, vi realizzò il campo e vi restò 22 anni per recarsi quindi nel Nottinghamshire. Qui costruì Wollaton Park in cui giocò e insegnò per altri tre decenni.