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Psicologia

dreamstime_17705866Il golf è per antonomasia uno  sport mentale e di concentrazione assoluta, gli aspetti psicologici risultano fondamentali e spesso decisivi, la nostra federazione golfistica come le altre a livello internazionale organizzano corsi  loro professionisti anche su questo aspetto e non solo su quello tecnico.

La difficoltà principale è dovuta principalmente alla durata di una competizione, se pensiamo che un giro di 18 buche ha bisogno, per essere portato a termine di circa 4 ore si comprende immediatamente quanto possa essere difficile mantenere la concentrazione per un periodo di tempo così lungo, nel quale tra l’altro il gesto atletico (swing) viene compiuto in un tempo complessivamente breve rispetto al resto.

La maggior parte dei golfisti si sofferma principalmente sull’aspetto tecnico e sono pertanto ossessionati dallo swing, dalla rotazione dell’anca, dal grip, dal posizionamento dei piedi, tanto da arrivare a colpire la palla completamente tesi e questa tensione si riflette sulla rigidità muscolare, che impedisce la fluidità necessaria all’esecuzione di un colpo efficace, tutto ciò non fa altro che aumentare tensione e spesso il senso di frustrazione per i colpi sbagliati.

Se pensiamo allo swing ed ai suoi fondamentali, possiamo evidenziare come alcuni aspetti siano più facilmente recepibili quali il set up, il grip corretto, mentre altri, quali ad esempio la rotazione e la velocità di esecuzione, siano estremamente più difficili, proprio perché vengono eseguiti troppo spesso in maniera contratta, in quanto più strettamente legati a quello che si definisce lo stato mentale.

L’obbiettivo da raggiungere pertanto è quello di arrivare a giocare con la mente completamente libera in modo da poter arrivare a quello che molti bravi golfisti definiscono il “sentire lo swing”, sentire ciò il bastone parte integrante del proprio corpo in un insieme di movimenti fluidi e perfettamente ritmati.

Nel golf non dobbiamo per forza arrivare a quello che molto spesso il nostro fisico limita inesorabilmente, ma a ad applicare costantemente una routine nella preparazione e nell’esecuzione del colpo di cui noi stessi abbiamo fiducia e che ci permetta in modo costante di ottenere i migliori risultati.

Il golf non si discosta molto da altre attività della nostra vita, spesso condizionate dai nostri pensieri e stati d’animo, capita così di arrivare in campo cercando di non pensare a nulla e troppo spesso senza riuscirvi, con la consapevolezza però che una mente libera potrebbe aiutarci a giocare meglio, ma soprattutto a farci godere al meglio la nostra “passeggiata golfistica”.

Spesso tra i golfisti ricorre una frase che è questa: “siamo proprio fortunati e privilegiati a praticare il golf”, e in questo c’è sicuramente il pensiero dominante che ogni golfista non dovrebbe mai dimenticare.

I luoghi dove si gioca a golf sono meravigliosi, si gioca nel verde a contatto con la natura, i campi spesso sono delle vere e proprie “oasi”, in un contesto ambientale spesso dominato dal caos delle città.

Eppure tutto ciò non basta a rasserenare la nostra mente e finiamo per terminare il nostro giro o la nostra gara ancora più frustrati di quando l’abbiamo iniziata.

Questo sport andrebbe considerato con uno spirito diverso, quello che viene definito il “vero spirito del golf”, senza cioè l’esasperazione per il risultato o peggio per la competizione.

Quando si arriva sul nostro campo, è consigliabile in primo luogo riscaldarsi e praticare lo streching, tutto ciò serve non soltanto a preparare il nostro corpo ma anche la nostra mente.

Mentre giochiamo diamoci sempre degli obbiettivi, concentriamoci ad esempio sul punto in cui vogliamo far arrivare la nostra palla, tutto ciò ci farà liberare la mente e ci aiuterà a migliorare il nostro swing.

Se il nostro colpo non ha il successo sperato e non riusciamo a comprenderne le ragioni, cerchiamo di passare oltre, di non pensarci, di non far diventare questa un ossessione, non ne trarrebbe vantaggio il proseguo del gioco.

Questo darsi degli obbiettivi è spesso fondamentale, quando arriviamo sul tee shot, non limitiamoci a pensare solo al primo colpo, ma anche ai successivi, per portare efficacemente a conclusione la buca .

Cerchiamo di essere consapevoli dei nostri punti di forza, dei colpi che hanno la maggior possibilità di avere successo, non cerchiamo di mandare sempre semplicemente la palla più lontano possibile, ma strategicamente a distanze da cui giocare bastoni con cui abbiamo maggior confidenza, se ad esempio giochiamo efficacemente un ferro 8 od un 9 è inutile cercare di forzare il colpo precedente, magari con un legno da terra, per arrivare a giocare un wedge, bastone con cui abbiamo magari minor dimestichezza, prendiamo un ferro sette lo giochiamo tranquillamente 30 o 40 metri più corto, ma da li possiamo giocare un ferro con cui ci sentiamo più sicuri un 8 od un 9 appunto.

La sicurezza è fondamentale nella buona riuscita di un colpo, cerchiamo sempre di giocare in questo modo.